La tecnologia delle lontananze (e la poesia delle piccole cose)

Elenatorresani

Illustration by Venron Lee Boy Illustration by Venron Lee Boy

Mi ricordo di quando ero una ragazza innamorata di uno che era a fare il servizio di leva: aeronautica militare, divisa blu che si intonava perfettamente coi suoi occhi, berretto furbo, di stanza a Viterbo, ogni tanto mi scriveva lettere di quattro righe l’una, probabilmente per rendere più poetica la sua lontananza da casa.
Ricevevo quelle lettere come se avessi vinto la lotteria, stando attenta a non consumare la carta a furia di aprirle e rileggerle perchè, insieme a lei, si sarebbero consumate anche quelle poche parole.Tenevo sotto controllo la casella della posta con un livello di vigilanza pari a chi aspetta l’arrivo dell’Esercito della Salvezza.
Le lettere furono 4 in 12 mesi, immaginatevi quanto fossero preziose per me.
Tra una e l’altra, mesi di ipotesi, attese, mondi immaginari, illusioni e pochi ritorni (un paio, se non ricordo male).
Sono passati più di vent’anni…

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Vivian Maier riscrive la storia della fotografia!

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“Paradossale, eccentrica, riservata, misteriosa, ma sopratutto, faceva tante foto.”

Così la descrivono i suoi bambini, quelli a cui lei badava, perché si, Vivian Maier, oltre che essere una delle più grandi fotografe scoperte di recente, era, durante la sua vita, una bambinaia.

Una storia scoperta un po’ per caso quella di Vivian, iniziata a colpi di martelleto durante un’ asta a Chicago.

5, 10, 15 dollari, aggiudicato!

È così,  che il John Maloof, si aggiudica uno scatolone pieno di pellicole, mai stampate per 380 dollari. Inizia la ricerca per scovare foto adatte ad un libro di storia che stava scrivendo, però dai primi sguardi, Maier non era particolarmente adatta.

Un blog (Vivian Maier Blog), con un post, fa spiccare il volo a questa incredibile collezione, accompagnando Maier verso la conquista dell’ America e dell’Europa.

Da domani (10 luglio 2015) e fino al 18/10/2015 il MAN di Nuoro (MAN), in anteprima italiana, dedica una mostra a questa grande fotografa. Un’evento atteso dai tanti appassionati di fotografia e d’arte.

Nuoro vivrà di cultura. E sarà Capitale Europea della Cultura 2033

La Base per Nuoro

IMG_9544Ormai  è opinione diffusa che Nuoro possa (e debba) fondare la sua rinascita economica e sociale sulla cultura.  Resta ancora da capire come.

Come si fa a far nascere dalla risorsa cultura profitto, occupazione e sviluppo per Nuoro?

L’Eredità.

Partiamo da un fatto: a Nuoro la cultura è come una grossa eredità di cui disponiamo e non sappiamo che fare. Come si ricevono in eredità i codici genetici, come si riceve una casa da una zia lontana, abbiamo a disposizione un patrimonio di cui non abbiamo ancora capito bene come disporre per farlo fruttare. Questa eredità è la nostra storia, la nostra fama, i nostri antenati celebri e ciò che ci hanno lasciato in termini di opere, ispirazione, DNA. Nuoro ha un capitale sotto il materasso da cui attinge per le emergenze e che si sta assottigliando, e deve decidere come metterlo a frutto per non dilapidarlo, ma, al contrario…

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Il batterista

The Pillow Book

Alberto ha 36 anni, musicista, batterista, amante delle feste, dello sport e del calore umano. Non ama le parole. Di fronte a domande dirette si imbarazza, preferisce rispondere con riff di batteria. Lui è un ragazzo d’azione, dai movimenti tecnici e fluidi del muay thai, dalla giocosa allegria del rugby e dai rumori ritmati del suo strumento.
Solare e giovale se si tratta di festeggiare e organizzare casino, schivo e riservato se le domande diventano troppo personali.
L’animo da picchiatore musicale lo inchioda allo sgabello in seconda linea sul palco, ma la sua presenza durante una sessione musicale è chiara e netta. Non c’è timidezza o riserbo mentre suona.

Alberto è un batterista.
E fa il tabaccaio.
In un paese del centro Sardegna, Orani, piccola comunità sveglia ed attenta ai movimenti culturali individuali, famosa per l’estro artistico di Nivola e Delitala, per gli scritti di Niffoi, per i miracoli di…

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BAKISFIGUS, GRAFICO E ILLUSTRATORE

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Figus in un'autocaricatura degli anni '70 Figus in un’autocaricatura degli anni ’70

Bachisio Secondo Figus, meglio noto come Bakisfigus era nato ad Abbasanta il 18 marzo del 1905. Ricorre, quindi, quest’anno il 110° anniversario della sua nascita.
Figus inizia giovanissimo la sua carriera: a soli 24 anni, nel 1929, partecipa alla Sindacale d’arte di Sassari e alla prima Mostra della Primavera Sarda a Cagliari dove viene citato in un articolo di Remo Branca insieme ad altri “giovanissimi dei quali è prematuro discutere”.
Negli anni ’30 si trasferisce a Milano e inizia a lavorare nella nascente industria della pubblicità dove ha modo di mettere in evidenza un originale stile figurativo fatto di linee e forme essenziali caratterizzate da vaste aree di colore piatto.

Bozzetto di Bakisfigus per Ramazzotti (anni '30) Bozzetto di Bakisfigus per Ramazzotti (anni ’30)

In questo periodo realizza bozzetti per la pubblicità del liquore Ramazzotti, illustrazioni per le confezioni dei fiammiferi Saffa, la pubblicità del sapone Sole. Sempre in quegli anni…

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Dal cuore della Sardegna: Sedilo il primo comune Italiano ad alimentare il catalogo RDNT

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Immagine rappresentativa per: Il primato di Sedilo per la trasparenzaUn piccolo paese di circa 2.200 abitanti, nel cuore della Sardegna, che da qualche settimana ha inserito i suoi dati all’interno del registro pubblico RNDT (Repertorio Nazionale dei Dati Territoriali) il catalogo nazionale dei metadati riguardanti i dati territoriali e i servizi ad essi relativi disponibili presso le Pubbliche Amministrazioni.

Sedilo vanta un primato a livello nazionale nell’ambito delle attività relative al RNDT: è il primo Comune che ha alimentato il catalogo nazionale con i metadati dei dati e servizi geografici di cui è titolare, attraverso un servizio CSW, adempiendo così in modo automatico all’obbligo normativo di comunicare all’ Agenzia per l’Italia Digitale (AGID) il contenuto delle proprie banche dati territoriali

Il Repertorio Nazionale dei Dati Territoriali è uno strumento, istituito con l’articolo 59 del Codice dell’Amministrazione Digitale (D. Lgs. 82/2005 e s.m.i.) ed è stato individuato, dal successivo articolo 60, come base di dati di interesse nazionale

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Gavoi: Ospitalità nel cuore della Barbagia

Ad ogni tappa della manifestazione Autunno in Barbagia è stato dato un nome.
È cosi da sempre, ed ogni anno la cosa si ripete, identificando in questo modo il luogo che partecipa alla manifestazione con alcune particolarità che appartengono solo a quel determinato paese.

Per Gavoi, il paese che abbiamo visitato questa settimana, è stato scelto il nome “Ospitalità nel cuore della Barbagia”.

Questo titolo mi ha colpito immediatamente. Si parla spesso di Ospitalità e di Accoglienza legato al turismo, ma non sempre è chiaro per tutti il suo reale significato. Accoglienza è tenere aperti i musei o luoghi d’interesse, ricevere informazioni adeguate, non trovare i locali pubblici chiusi, ecc.

Insomma esempi ne possiamo fare a decine. Il mio personale significato parte sicuramente dalla condivisione, non potrò essere ospitale se non condivido qualcosa con il visitatore. Un pezzo della mia storia, della mia tradizione, dei miei prodotti, della mia arte.
In questo Gavoi non ha tradito le aspettative, ci ha regalato un pezzo di se, mostrandosi in tutta la sua bellezza.
D’altronde è Bandiera arancione dei Borghi Accoglienti, certificato di eccellenza che premia i borghi dell’entro terra. L’iniziativa è promossa da Touring club Italiano in linea con tutte le sue iniziative volte a promuovere uno sviluppo turistico sostenibile. Viene assegnata non solo ai borghi che detengono un patrimonio storico, culturale e ambientale di pregio, ma a chi si distingue in modo positivo per accoglienza di qualità.

In questo percorso lungo le vie del centro storico molto ben conservato, a farla da padrone è il granito, materiale dominante per la costruzione delle case.
Contrariamente a quanto si possa pensare, non c’ è una sensazione di freddo. A riscaldare tutto ci pensa il legno ed i tantissimi balconi fioriti.
Gerani in fiore che creano cascate di colore si fanno trovare ad ogni finestra e ad ogni balcone.

Basta veramente poco per essere accoglienti, un po’ di colore un sorriso e tanta bella gente. Accogliamo persone, non dimentichiamolo.

 

 

Nivola’s Heritage

Come and see Titinu Nivola’s works, today, tomorrow and the day after, in the streets of Gusei, sa Itria and su Rosariu

What does “back to origins” mean to you? Is it just travelling through an old road again? Or is it recollecting some precious moments, staying with you until you come back home? Nobody forgets his/her home, the beginning of his/her life. Streets, plays and friends are always there, in your memories. And you feel like being the missing link of a mechanism that looked perfect.

This story is based in Orani, a small town of Barbagia, not too far from Nuoro. In 1958 things were quite the same as twenty years before. Some more cars, as innovation slowly improved, but it was not like US, nor New York City and its speed, and would have never been like that. In Sardinia everything was very slow, always at a calm pace.
Here, in his “Ithaca”, 46 years old Costantino Nivola decided that everyone should enjoy his art, becoming at the same time an unaware part of it. But his fellow citizens could have barely enjoed it within a museum, so he decided to create open-pit works throughout his beloved Orani.
During those years, Nivola had been living in America, where he was a well known artist. But in Orani he was just Titinu, the sixth son of a bricklayer.
For this reason, his audience was more than special, to him: no influences and a poor knowledge of arts. Only emotions mattered, those between the community and its son. Maybe, this was the reason why Nivola could create one of his most successful and original projects, which still has in Sa Itria church’s graffiti his greatest expression. He was the only one who could realize, and push through a graffiti representing the Battle of Lepanto, a fight between Christians and Muslims. At that time, it must have been awkward to see a work like that in Orani. But yet you can’t imagine that facade without Nivola’s work.

Within those narrow streets, his works came alive and felt like being home, free from galleries’ walls and critics. People were curious about his art, and we can even imagine comments like “I could have done it myself!”.

Nivola’s heritage and arrangements would have strongly bound Orani to his greatest artist, and everybody, from all over the world, still has to go there to see those works, “within the streets of Gusei, sa Itria and su Rosariu”, a life journey ending at the ancient laundry, where now you can visit the Nivola Museum.

Margherita Denti

 

Grazia Deledda, Nuoro e Hong Kong.

 

Che ruolo ha la cultura nel presente e nel futuro di Nuoro? Si parte da zero o c’è un patrimonio su cui investire? Che valore può avere, dal punto di vista economico, un personaggio come Grazia Deledda? Quante domande dietro la città del rac- conto, e quante domande dietro a un pre- mio Nobel. Nemmeno il riconoscimento più famoso del mondo sembra essere in grado, a Nuoro, di contrastare il “niente- pensiero”: quel misto di pessimismo e in- sicurezza, quelle lenti scure che non fanno vedere neanche le opportunità più a por- tata di mano. Si parla, ciclicamente, con stanchezza e poca convinzione, di fare in modo che Grazia Deledda diventi final- mente un biglietto da visita importante per la città. Un valore da spendere nel mercato globale degli eventi culturali, un fattore attrattivo per il turismo internazio- nale. Ma non esiste al mondo alcuna risor- sa che possa essere sfruttata senza crederci pienamente. Siamo orientati troppo spesso verso ciò che ci manca, trascurando irrime- diabilmente quello che abbiamo e che, in qualsiasi altra parte del mondo, verrebbe sfruttato a ogni livello: culturale, turistico e ovviamente economico.

A livello locale come a livello globale, si viene conosciuti e apprezzati per l’imma- gine che si dà di se stessi. La reputazione è tutto, specie nell’era di internet. E se nemmeno la città che ha dato i natali alla Deledda crede nelle potenzialità che questo personaggio può avere, perché dovrebbe crederci il mondo intero?

Recentemente un nuorese che vive a Hong Kong ha fatto conoscere questo nostro teso- ro ai membri della City University. Duran- te una chiacchierata informale sulle proprie origini, in un contesto amichevole e mul- ticulturale, l’ingegnere e manager nuorese Ciriaco Offeddu, che con l’Asia ha un rap- porto ventennale, tira fuori Grazia Deled- da, come fiore all’occhiello della città. Ne va fiero, vorrebbe che fosse considerata al pari di altri scrittori importanti, come è giu- sto che sia. D’altronde è un premio Nobel, la prima donna italiana a ottenere un pre- mio così significativo. Un’autodidatta, una rivoluzionaria, una ragazza coraggiosa che portò avanti la sua passione contro tutto e tutti. Eppure, gli amici di Ciriaco non la co- noscono. La cosa stupisce, ma non troppo.

Se si parla poco della scrittrice in città, perché dovrebbero conoscerla addirittura ad Hong Kong? Ma in Cina la cultura è cosa seria, specie quella italiana, che piano piano si ritaglia un ruolo di rilie- vo. È così importante che i membri del Master Creative Writing, Department of English, mettono in programma una visi- ta in Barbagia, per approfondire meglio il personaggio Deledda. Staranno a Nuoro, si appassioneranno, la studieranno ed im- pareranno ad amarla. Torneranno? Forse. Dipenderà solo dai nuoresi.

Mentre si compie il centenario dell’uscita di Canne al vento, la modestissima atten- zione riservata all’evento è oltremodo im- barazzante. Come che non ci si senta mai pronti. Si aspettano le risorse, le strutture, gli spazi, alberghi e così via. Allora si, forse tra altri cento anni, le condizioni saranno buone per parlare del bicentenario dell’u- scita di Canne al vento.

Ma non è sempre e solo una questione di soldi. A volte basta veramente poco per farsi conoscere. Basta saper riconoscere e cogliere tutte le occasioni. Avere la sensibi- lità di ascoltare e guardarsi intorno. Come lo strano caso di Wiki Loves Monuments. Molti, probabilmente, non ne hanno mai sentito parlare: semplicemente, perché non ne hanno avuto la possibilità. Di che si tratta? È uno dei concorsi internazio- nali più famosi al mondo, che coinvolge i cittadini di tutto il pianeta, chiamati a partecipare documentando il proprio pa- trimonio culturale. I monumenti, ma an- che i musei e le loro collezioni, di qualsiasi cosa si tratti. Il concorso non si rivolge

solo ed esclusivamente a professionisti, ma anche a dilettanti ed appassionati. Il progetto viene curato da Wikimedia Italia, associazione di promozione finalizzata alla diffusione della conoscenza libera, la stessa che si occupa di Wikipedia, che utilizzerà le foto proprio per l’enciclopedia virtuale a livello internazionale. Una grossa vetrina insomma, un modo per far conoscere al mondo la propria città.

Tutto a costo zero. Si, perché la parteci- pazione è totalmente gratuita. L’unico “costo” da affrontare da parte delle istitu- zioni, è avere l’interesse e la sensibilità di leggere una mail di poche righe e delibe- rare l’iscrizione del comune al concorso. Tutto o quasi messo in piedi da volontari, che hanno come scopo finale quello di permettere alla propria città di farsi co- noscere ed ammirare. Cade quindi l’alibi delle risorse. Frasi come “non c’è budget”, “non possiamo permettercelo”, “il patto di stabilità ci taglia le gambe”, perdono completamente di senso. Wiki Loves Mo- numents è un immenso spot pubblicitario internazionale completamente gratuito e a nessuno sembra interessare.

Questa inerzia è inspiegabile e profonda- mente illogica. In Sardegna, nel 2013, han- no partecipato solo tre comuni, su decine invitati. A dimostrazione del fatto che non è sempre e solo questione di soldi. Non basteranno milioni di euro per colmare la poca sensibilità, la cecità davanti alle occa- sioni sprecate, per dare risposte ai silenzi o agli eventi mancati. Servirà molto di più. Perché in qualsiasi altra parte del mondo, un Nobel è un tesoro.